Coordinamento Nazionale Antirazzista

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11-01-2011

Vi presentiamo il primo paragrafo del dossier "La legittimazione normativa delle discriminazioni e del razzismo in Italia" a cura di Simone Sapienza. Questo dossier sarà presentato da Emma Bonino giovedì prossimo a Istanbul, in occasione della riunione del "Group of Eminent Persons", del quale - unica italiana – lei stessa fa parte. Questo Gruppo, costituito su iniziativa del Consiglio d'Europa, è stato incaricato di presentare un documento su "Immigrazione e situazione delle comunità islamiche in Europa".


Il nostro Paese non è nuovo a censure in materia di rispetto dei diritti umani e del principio di non discriminazione, in particolare con riferimento a Rom, Sinti e Camminanti e ai diritti dei migranti.

Le prime avvisaglie della disapprovazione della comunità internazionale nei confronti delle scelte dei governi italiani si trovano in una risoluzione adottata dal Parlamento europeo il 15 novembre 2007: il Parlamento ricorda, di fronte alle minacce italiane di espulsione di cittadini rumeni, che la libertà di circolazione è inviolabile e che le legislazioni nazionali devono rispettare la legislazione comunitaria.

Il 20 maggio 2008 il Parlamento europeo richiede alla Commissione chiarimenti sulla situazione dei Rom in Italia. Il Commissario Vladirmir Spidla è prudente, ma richiama “gli Stati membri” al dovere di respingere qualsiasi stigmatizzazione dei Rom, affermando che “non dovremmo chiudere gli occhi” di fronte alla discriminazione e all'esclusione subite dai Rom e che la lotta contro i crimini deve essere condotta rispettando i principi dello Stato di diritto.

Il 10 luglio 2008 il Parlamento europeo, che ha invitato una sua delegazione in Italia, adotta una nuova risoluzione in cui “esorta le autorità italiane ad astenersi dal procedere alla raccolta dell'impronte digitali dei rom” e afferma che “questi atti costituiscono una violazione del divieto di discriminazione diretta e indiretta, previsto in particolare della direttiva 2000/43/CE.

Tra il 20 e il 26 luglio 2008 è l'Odihr (Ufficio per le Istituzione democratiche e i Diritti umani) dell'Osce, che già aveva espresso la sua preoccupazione, a condurre una visita in Italia. Le conclusioni sono chiare: i provvedimenti sono sproporzionati, ingiustificati, sotto divieti profili illegittimi e stimolano l'insorgere di xeonofobia e razzismo. Inoltre Rom e Sinti subiscono forme gravi di segregazione abitativa e scolastica e sono soggetti ad allontanamenti collettivi in violazioni di tutte le convenzioni internazionali.

Nell'ultimo rapporto dell'Ilo, l'Agenzia per il Lavoro dell'Onu, sull'applicazione delle convenzioni e delle raccomandazioni internazionali in tema di diritti dei lavoratori, documenta e denuncia che l'Italia viola la Convezione 143 sulla promozione della parità di opportunità e di trattamento dei lavoratori migranti, ratificata nel 1981: anche per responsabilità dei suoi leader politici – si legge nel Rapporto – i lavoratori immigrati, le minoranze e soprattutto i rom sono gravemente discriminati, in un contesto in cui anche dalle istituzioni è favorita la diffusione di forme di intolleranza, xenofobia e razzismo. Gli esperti del Comitato dell'Ilo accusano apertamente l'Italia per le “gravi violazioni dei diritti umani dei lavoratori immigrati irregolari, soprattutto quelli provenienti dall'Africa, dall'Europa orientale e dall'Asia, che comprendono maltrattamenti, salari bassi e pagati in ritardo, orari eccessivi e situazioni di lavoro schiavistico, in cui parte della paga è trattenuta dall'impresa per un posto in dormitori affollati, senza acqua né elettricità”.

Altrettanto severo e preoccupato è il Rapporto reso pubblico il 16 aprile 2009, che Thomas Hammarberg, Commissario per i diritti umani del Consiglio d'Europa ha redatto in seguito alla sua visita in Italia dal 13 al 15 gennaio 2009. Egli rivela che in Italia si va manifestando una preoccupante tendenza al razzismo e alla xenofobia, “talvolta sostenuta dalle azioni delle collettività locali, cosa che ha provocato atti di violenza contro rom, sinti e cittadini italiani di origine straniera”. Il commissario esprime “un'inquietudine particolare” per il fatto che un tale clima d'intolleranza verso gruppi etnico sociali non dominanti e vulnerabili continui ad essere incoraggiato dalla dichiarazioni di certe personalità politiche”. Esprime inoltre “viva inquietudine” per i nuovi provvedimenti su immigrazione e asilo, già adottati o in corso di discussione, come l'aumento della pena per i migranti irregolari, l'aggravante della “clandestinità” per chi commette un reato, l'obbligo di fatto per il personale medico di denunciare i migranti “irregolari” che ricorrono alle strutture sanitarie pubbliche. “La criminalizzazione dell'immigrazione irregolare è una misura sproporzionata che va oltre gli interessi legittimi di uno stato a tenere sotto controllo i propri confini, una misura che erode gli standard legali internazionali”, aggiunge Hammarberg. Il Commissario osserva ancora che la raccolta e il trattamento dei dati personali sensibili, “connesso con il clima politico estremamente polarizzato che si è determinato con la dichiarazione dello 'stato d'emergenza' e con le dichiarazioni pubbliche di certe autorità, hanno avuto gravi ripercussioni sulle popolazioni dei rom e sinti, divenute un bersaglio, e sulla loro immagine presso l'opinione pubblica”. Egli esprime infatti “la sua disapprovazione a proposito degli accordi bilaterali per il rimpatrio forzato di migranti irregolari, stipulati con paesi dei quali si sa da lunga data che praticano la tortura”.

 
 

 Documento programmatico

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